ora che la torrida impera, che farsi
la fresca è come una voce che a farsi
più forte invece s'arroca - - - quant'è
poca in tanta quantità la misura:
il gusto di poter poi dire: ancora
ancora
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«dice, aò, mo' pe' imità l'americani l'itagliani stanno pe' esse' 'nvestiti dall'onda de crisi d'i mutui-vacanze »
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sostiene berlusconi: « continuare ad affermare che ho dello Stato e del suo governo una visione amorale ed egocentrica, strumento esclusivo del perseguimento di scopi egotici e personalissimi, è una cinica persecuzione: dello Stato infatti, e del suo governo, io ho assolutamente zero considerazione »
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« io, dal canto mio, prima di sguinzagliare i soldati per le strade, incatenerei i cittadini nelle caserme... »
volevo stilare liste di ossimori e d'incontrari, contraddizioni e paradossi, strizzare l'occhio a qualche collega blogghista con un apoftegma ficcante. per la trilionesima volta suscitare la sorpresa chissaccome di riscoprire ogni volta ancora che saperne di più può ulteriormente confondere, anzi, senza dubbio accresce la dubitanza (e scusate il vocabolo dugentista). che la scienza maggiore non spieghi -né accenni- nulla di pacificante, ma inneschi bensì il vero caos nei pensieri degli umani, è empirico. come quando una donna ti fruga nei reconditi e pensi che nulla cambia mai e tutto deve essere reiterato identico identico, affinché si possa continuare: eppure se cedi alla sensazione di quel tocco, ecco, essa potrebbe anche essere l'intensità della primissima volta in quanto a palpito, strozzatura in gola, turgore qua e là.
metatron, senza eccessive impuntature di sintassi, se solo punta un dito, senza neanche parlare, senza altra significazione, allora abramo non sgozza isacco ed il mondo torna come una operazioncina aritmetica... lo strombazzo non apre la via...
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è come quando un conoscente che non incontravi da un poco, incrociato dinanzi all'edicola, vedendoti salutarlo cordialmente sbianca e con voce aspirata ti domanda ma tu non eri morto?
e c'è 'sta cosa quì, una spina nel fianco, un molo che è finito in mare, un grattino di ruggine sul talento... davvero TU non fare nulla per me, non ci ho voglia io di fare per me stesso, figurati. all'anniversario di matrimonio ci arrivo vivo comunque. volevo dire ci arrivo lo stesso, che rimava con me stesso. posso catapultarmi sulle date, sorvolare epoche. tanto ripasso tutto mangiando. sgranocchiando sovrane riccamente illustrate e pagine e pagine di sussidiario con la carta patinata, mando tutto giù col cordiale. questa storia che non sono stupido ed allora dovrei agire intelligentemente. ambisco l'oblio. vagheggio ebbrezza. « oh e visto che ci sei ficcaci dentro, tanto è facile, anche la parola perturbamento. » facile sì quando il messaggio è nel segnale, nel mezzo di trasmissione, non nel messaggio empiricamente significativo in sé. facile, visto che non c'è diritto di replica a questo, in questo. eppure potrebbe essere stato divertente essere ancora meno di così. è che non si deve dar voce solo allo
stato di grazia
alla pienezza dell'ispirazione
anche l'arsura di sete, la secchezza d'una carta bruciata, il pozzo essiccato vogliono la loro mancanza di sonorità, il loro rauco fonema insignificato e ripetente. poi ad editare il posto c'è sempre tempo. nel sogno m'inquieta una ridondanza insignificata di cannavaro al citofono che supplica: « eh chiellì, che me li ridai i legamenti sani? »
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guardi, oggi come oggi tutta la pietà che posso permettermi di provare per il mondo intero è un otto per mille...