mascherarsi è necessario, ne abbisogna la meglio animaccia per fondersi (confondersi) con il suo corpo
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ricordo perfettamente, anche se ora mi sfugge di mente, la nitidezza o la sfocatura dei dolori di stinco, dei pronunciamenti lapalissiani dinanzi ai consessi importanti, quando il cerume nell'orecchio ti chiude e t'assorda, i semafori rossi che s'incantano e tu non passi... sarebbe facile alterare i ricordi veri e venirsene sulla camiciola raccontando che la nostra sconfitta è solo riposo di noi vincitori, ma guardando passare il corteo, rimanendo sull'orlo del marciapiede -ed era un orlo già un baratro- il gelato ci si è sciolto tutto in mano. ah, ecco mi sovviene, non è andata proprio come la state raccontando, omettete un particolare che potrebbe apparire secondario ma che in realtà getta una luce del tutto nuova su tutta la vicenda...
ma non è gettata solo la luce, le perle ai porci, qui vengono sgorbiati i lustri, guastati i decenni, e se o ma, ma sembra incredibile essere il fuori-proporzione puntualmente, essere il colui-che-decide-per-sé che delibera fuori tempo e contro le proprie stesse inclinazione, dedicandosi ad attività non assecondate dal proprio talento. un cantante stonato, purché canti, purché sgoli al sentimento, purché si trattenga almeno un momento, se riesce, ad un vibrato per connettersi al mondo. nel marcito del sottobosco mi stenderei a riposare, sulle lame di vette, battute da aspri venti, potrei assumere il mio profilo migliore, ma invece di apesaggi naturali, che fanno poco spleender è nel percolato gocciolante da una cloaca, tra torre maura e tor bella monaca, tra un improvvisato pratello di carcasse di motorette ed una filiera di puttane nigeriane in attesa che vualà potrei essere bello, potrei essere sano, amoroso, a voi vicino... se voglio... se posso... se solo apro la bocca e
canto, verrebbe da dire (ma lo diceva anche petrarca: parlare è indarno). ho due occhi ed ognuno da solo è un occhio solo di vedetta. sono occhi che annusano l'aria e non li graffia la granella di polvere sbatacchiata da questi vortici di vento, che alzano gli shoppers lacerati della bennet, che donano consistenza di passi di danza a kleenex bisunti d'amore, gettati lì, dalla mano sgraziata o, se non sgraziata, già distratta, dopo la cocente concentrazione dell'orgasmo. sempre lì a dire, sempre con qualcosa tra le mani. irrequieto e mobilissimo, ma perché irresoluto, perché caselle di cruciverba incompiute, perché gli accenti sulle é di perché fanno male. ma chi si ferma, come nelle storie con le tinte gialle nelle pieghe della storia, è perduto (intanto ho perduto il cellulare e ho dovuto rifare scheda sms e comprarne uno nuovo)
come si fanno per la millesima volta le flessioni in palestra, per aver più gonfio, praticheremo un esercizietto di progressismo e tolleranza nella nostra piccola cerchia egotica. che ben venga, senza dubbio, ma il darfour continuerà a bruciare ed altri dieci cento darfour dopo. allora, per essere sé medesima ed esaudire la sue essenza, la sua cosità propria, la tolleranza dovrebbe farsi gigante, dovrebbe addivenire feroce, intollerante con chi non la nutre, non la ama, così come il misericordioso e pietosissimo dio dei cristiani diviene una furia ferina e celeste assieme contro a chi non arde alla sua fede, non s'inchina al suo culto e caninamente latra scuotendo il cosmo. una tolleranza, per richiudere il cerchio di coraggio che apre con la rinuncia (la violenza è la spiccia esecuzione dei più pruriginosi bisogni), la sopportazione, alfine spietata dovrebbe falcidiare il mondo dei prepotenti e dei sopraffattori, con chirurgica esattezza, sondando in qualche modo le psiche dei viventi per rintracciare il germe dell'odio, il dna dell'avversione, ed estirparli, così come i bruti che incendiano il mondo e impongono sofferenza, con ogni arma eliminano tutto ciò che ostacola il loro godimento, quando il loro godimento non sia nell'eliminazione stessa. e questa intollerante intolleranza, quando dovrebbe spengersi, ritenersi soddisfatta dall'adempimento della sua missione? e fin dove dovrebbe spingersi, quali diritti calpestare, quanto dolore imporre, per il suo soddisfacimento? se sia giusto far soffrire chi impone dolore, per impedirgli di nuocere, non vi ha dubbi; ma coloro che alzeranno la mano, tra i coraggiosi, rinunciando alla loro tolleranza, e colpiranno con l'arma dei vili i vili, sapranno riconoscere la loro forza trasmutata e il nero che ammorba ora la loro anima? sapranno, nella loro nuova condizione di vili, rinunciare al facile soddisfacimento che la violenza comporta e tornare al coraggioso percorso della conquista del gusto senza infrazioni, immensamente più sforzante? se ora in questo posto siamo quello che non avremmo potuto non essere adesso qui, e siamo divenuti vili in nome del coraggio, cosa non potremo evitare di essere domani...
a-
a-
aspettami dietro l'angolo che adesso arrivo
ò-
ò-
però intanto lasciami i soldi
e davveraspettallìcadessarrivo
tutti sanno che i blogghisti sono stilatori instancabili di classifiche, gerenti esagitati di esercenza estetica, insonni criticatori della pura irragionevolezza, perché al resto della rete cosa può interessare uno sproloquio di timberlake o ligabui o masini nella topten dei brani podcastati per il footing a parco marana da insaziata56, o il francamente molto silicone poca aureola delle tette più lincate nella rete da guerrierotralelenzuola, agli esacerbanti elenchi di fancazzismi e sciorinature monorematiche senzasenso di malabranca su OrdA.
questa è la mia sincera classifica del giorno di grazia 26 gennaio nell'anno del signore dei beceri cristiani 2008

1.pensare che se fossi il re del mondo: a).non sarei in grado di esercitare il mio mandato b).non vorrei essere il re del mondo perché sono un adulto immaturo e non potrei redimere il mondo, ma neanche emendare me medesimo
2.qualsiasi minuto di on the corner di davis
3.il ciambotto che ha preparato mia moglie mi ha invaso sì le intestine di gassi molesti (tre confetti carbone vegetale) ma ha deliziato il gozzo
4.pensare di postare una classifica del giorno sul mio blogghe
5.la discesa libera maschietti da chamonix, non un gran tracciato ma vederli sgobbare a precarissimi equilibri sulle lame degli sci coi corpi che oppongono piegano e s'elasticano inverosibilmente e i muri che li divorano i salti che li lanciano le velocità che quasi li distorcono nelle loro pose ecc ecc mi garba troppo. avrei desiderato una vittoria di bode miller, il mio preferito. io adoro hermann maier, ma purtroppo non vince più
6.non riuscire ad abituarmi che un blogghe sia mio, indipendentemente dal fatto che le scemenze ivi contenute non sarebbero mai assurte ad onore splinderiano se non le avessi digitate io. è una sensazione che piacevolmente mi turba. diggitalmente vostro malabbranca: bella così: c'ho un diavolo pe' capello ecc ecc tutto ciò è straniante. a me piace lo straniamento, lanciarmi in bungi giampi, farmi il dopaggio e questo genere di cose
7.toccamenti repentini apotropaici ivi ove le donne fisiologicamente non hanno
8.la formazione del pensamento che -se anche sono genitore e quindi dovrei incaricarmi della cura del mondo e delle sorti delle nostre tribù- è invece meglio lasciare le cose come stanno e considerare amenissima ed anzi sontuosissima la sfida che -come una dannazione- ma invece in dono lasciamo ai nostri figli, i quali, se vorranno semplicemente sopravvivere, dovranno farsi un mazzo imponentissimo così
9.(corollario:): si stava meglio quando si stava peggio
10.pensare che se fossi l'ultimo del mondo: a).sarei finalmente al posto mio b).ma forse ci sono proprio ma siccome faccio il gagà in una nazione di quelle coll'euro e servita dall'adsl me la meno e mi sento chissà chi

PS = naturalmente io non posseggo un'audi
e tutte queste madonne accosciate a fianco strada a pisciare con le calze e le mutande ormai imbrigliate ad alzo caviglia che minchia significa struttura cognitiva quando uno zanzio di peli appena sbirciati disface tutte le idee matematiche in un indurimento non per dappocaggine ma per casi fortuiti come dire per i casi fottuti: così signorine, se inoltre scoperte dietro le macchine, quasi a lembo prato che finito pisciare vi molleggiate un poco sulla coscia per sgocciarvi e ci ridete contro, ci sfidate a sfidare la curvatura dello spazio per giungervi coi nostri sguardi alle fichette vicine sììììì ma un poco discoste dal nostro campo visivo, così infrangete la nostra possanza in un pulviscolo dell'infamia le zanzare dentro ai piatti le mosche -
le mosche -le mosche intontite
EBBENE SI!: MI VOGLIO FARE UNA CHIRURGIA PLASTICA ! ! !
anche io voglio accedere a questa gioventù siliconica a suon di punti di sutura, di cascamenti di palpebre, di allampadamenti e betacarotenizzazioni forzate. anche io sogno questa mostruosità indotta che mi faccia sentire più bello. in realtà vi dico che non voglio sottopormi ad un intervento che mi renda come potrei essere se avessi tot anni di meno: voglio un intervento che manifesti evidentemente la sua avvenuta esecuzione: non mi interessa una pelle lisciata dove era ruga od un sorriso-cocaina dove c'era una piega depressa: desidero invece ardentemente interpretare una deformazione fotoscioppiana che testimoni il mio status quo di liftato, come berlusconi, come la marcuzzi, come maria jose reggina d'italia! se non posso avere ciò che non può essere dato, anni di gioventù, vigoria sessuale, animo adolescenziale, mi venga almeno vidimato l'accesso a questa tribù di filtrati, pasticciati e posticciati, con sguardo allucinato e sorriso 24ore. datemi un tupé, una passarella, confesserò una sessualità che non m'appartiene se mi inquadrate con la telecamera... dammi la uno, dammi la tre...
PRIMA e DOPO L'INTERVENTINO:
P E R C H E' I O V A L G O
però non lo diceva lo inscriveva o lo aveva fatto inscrivere in un cartello che apparisce una volta in un suo filme alla fine al posto della parola fine: essere vivi o morti è la stessa cosa -e chi siamo noi per dare una conferma o per disdire queste sono perle di saggezza gettate ai porci della ignoranza col rispetto dell'animale di cui si dice non si butti nulla ma noi non apparteniamo alla civiltà contadina lo diciamo perché è una frase cristallizzata nel lessico dell'italiano medio che ne sappiamo noi non ne sappiamo più che se fossimo morti però se fossimo morti adesso non staremmo bloggando adesso non spereremmo d'essere lincati da un numero incredibili di blogghisti o che qualcuno anzi che migliaia di qualcuni ci commentasse e ci consentisse così di salire nel gradimento di questa spliderlandia in blogosfera che ci assegnassero un premio che aprissero un blogghe per encomiare il nostro blogghe uaù se tutti pensassero è meglio essere vivi e bloggare all'orda maniera che essere morti e nelle bare zincate d'oggi manco emanare fosforo ai vegetabili della terra come un arbremagic dell'erebo perché essere vivi non è solo guardare la scritta il fumo uccide stampata sui pacchetti di sigarette in mano ai fumatori di sigarette o sperare favori sessuali in misura superiore di quanti potremmo corrispondere essere vivi è una tessitura di relazioni e quindi dimostratecela questa tessitura di relazioni lincateci e moltiplicateci nel virtuale come fossero uncini e fiocine nella carne noi vi ar.doreremo in questo blogghe e nel prossimo perché come diceva dannunzio noi siamo quello che abbiamo dato e noi cosa abbiamo dato abbiamo dato tutto ciò che era necessario per essere vivi e non essere morti cioè abbiamo donato ispirazione e cardiaco digerimento e pensagione e non ci siamo risparmiati quando conveniva sanguinare e non abbiamo arretrato quando si doveva gonfiare il petto retoricamente e tutto questo non nella speranza di essere definiti vivi e non morti ma perché non essendo morti potevamo solo essere vivi ed essere vivi significava fare questo fare quello anche adesso stiamo facendo qualcosa non per il piacere o per il dovere ma per una coazione a ripetere perché non potremmo non farlo e come diceva heidegger è insensato cercare di esprimere proposizioni riguardo il non essere come dare misure di una mancanza di dimensione e volume sarebbe come assegnare cifre ad uno zero immaginato come esprimere da vivi la dfferenza tra essere vivi ed essere morti allora se sulla morte non possiamo emettere significato o significanza non essendo la morte medesima un significante non contiene niente la morte però non capiamo come possiamo dire che non è possibile non ha convenienza alcuna esprimersi al riguardo di una mancanza una non-stanza come possiamo esprimere che non è esprimibile allora la differenza ed allora la differenza è tutta quì che di essere vivi possiamo dare una definizione di essere morti non possiamo dare una definizione che da vivi possiamo esprimere l'inesprimibile ma da morti non potremo esprime ciò che invece è espresso palese nel mondo
altarini come rampe di lancio preparati o aldilà perché stiamo per essere sparati su (o giu, fa lo stesso) in un tempo brevissimo solo qualche altra illusione ancora e poi
nella ricerca del cibo dobbiamo/ essere poco odorosi e non fare/ rumore -né spanta neanche un'ombra/ se a tanto sole un aperto rimbomba-/ se un fuggifuggi alle prede scartoccia/ il gongolante tripudio del cucciolo//
animale adulto (ringhioso): « la prossima volta saprai starti zitta, allora, e non far fuggire le prede? »
cucciolo d'animale: « bellu- ah ! voi ? »
animale adulto (pacificato): « vuoi niente amore mio, hai gridato di gioco e le bestiole sono fuggite vie, non abbiamo creature da uccidere e da mangiare »
cucciolo d'animale: « ma voi ?!? ciccia !?! lì ?!? »
animale adulto (tra sé): « se non fosse che tu mi chiedi cibo, amore mio, e devo uccidere per nutrirti -e questo cambia il mondo- se fossi io e io solo, credo che vivere io-uccidendo quelle bestiole o lasciare vivere loro-morendo io, sarebbe proprio la stessa cosa... proprio uguale... »