alle ore 13:19
al peso di chilogrammi 4,130
e all'altezza di centimetri 51
nasce ettore saturno
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figlio di daz e di malabranca
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durante la pubblicità non hai commentato sui blogghe agli amici. sanno che ti dimentichi. avessero voluto, qualunque cosa, la avrebbero. e poi, a dir la verità, non eri forse così indaffarato - non fare però la faccia di renato rascel in aspettando godot - che non avresti potuto neanche volendo? con la spillatrice stavi riunendo miliardi di girotondi di bambini di quelli che si sagomano con le forbici, obbligatoriamente coi fogli a quadretti grandi: un carosello di maschietti ed uno di femminucce, evvaicosì, con le treccine e la gonnellina. hai anche scritto un trattato scientifico perché non sia morale l'utilizzo del nastro adesivo, in questa operazione. ma poi è abbrutito il cuscinetto posatorio di forbici non utilizzate al momento. s'è scatenato pure l'omino che mantiene curve le impugnature delle forbici e s'è messo a litigare con il collega addetto alla drittura del filo delle forbici stesse. ma tanto a te cosa importa, tu la vita la sagomi con tanto di zelo, e ad una zeta così nessuno resiste più oggigiorno, ma… dopo la prossima pu-bbli-ci-tà:
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quelli come aristotile che s'ingegnano a calcolare chi imita cosa quando gli esseri umani, i senzienti, si accingono all'arte, alla poesia, alla che sia finzione, al diverso dal vero, etc. etc.
non il caso in cui la realtà entri in competizione con i raggiungimenti della fantasiosa, della facoltà dell'immaginativa, come s'ebbe a dire quando caddero giù un paio di grattacieli a mo' d'esempio a nuova iorca. no, no, nulla che entri nella sfera del nihil mortalibus ardui esse oraziano, quanto alto o quanto lungo. invece, ma solo per dire, quanto possano confondersi i ruoli della realtà e della fantasia, e non per sapienza del senziente autore, delle sue capacità mimetiche, no, no, ma proprio per slittamento dei valori metaforici od allegorici nelle evenienze del caso, la fottuta alea che iacta non sempre est e che più facilmente ci lancia a noi. come dire: il caso in cui una finzione, intesa come finzione, attuata come finzione, è una realta, vera esattamente quanto il vero. il caso di quel cascatore che si procura un incidente ferale (esattamente morte cerebrale) mentre deve eseguire, cioè mimare senza conseguenze, la caduta mortale di un lavoratore sul luogo di lavoro. vedi quì
due attori che dalla sceneggiatura son richiesti di un rapporto sessuale e si mettono a sfotticchiare penetrandosi sul serio, non sono due amanti, sono solo due attori che cercano di fare i fighi ed impressionare la truppa. per quanto stanislavinschicamente un'attrice s'immedesimi al dettato della sceneggiatura, verrà la fine giornata in cui si spoglia si riveste ed oplà è un altra (e non ha importanza chi) e non divide più i destini della creatura interpretata.
ma un cascatore, che durante il turno di lavoro, mimando un lavoratore che muore sul posto di lavoro, s'ammazza, è un lavoratore che muore sul posto di lavoro.
che è poi il senso di una realtà, di una ananche irrefrenabile la quale pretenda il suo tributo anche dal più ludico svago, dalle attività meno indispensabili ottenere il soddisfacimento del più grave dei bisogni (dare vita in pasto alla vita) o è invece il debordare caotico di una finzione senza poetica, presuntuosa sino a sostituirsi all'empiria, trasferendo nel suo cono di irrealtà tutti gli attributi del reale sino alle estreme conseguenze?
io vado a bermi un caffé
al telegiornale, sui giornali, riportano: "mozzarella di bufala campana con valori di diossina superiori ai limiti consentiti dalla legge".
considerato che la diossina nel latte delle bufale giunge per trafila alimentare, essendo queste bufale nutrite con mangimi provenienti da terreni utilizzati per lo stoccaggio -supponiamolo illegale- di sostanze tossiche, possiamo logicamente dedurre che esista un limite, naturalmente regolato per legge, allo stoccaggio -suppostamente illegale- di sostanze tossiche ed inquinanti sui terreni destinati alla produzione di foraggio
...perché il mio lavoro è bellissimo. io sono un poeta del concreto, cioè: quando guardate il telegiornale e vedete nel servizio questo questore dall'espressione non-dorma-ma-cocaina, circondato da quelle facce da paresi di torturatori mediorientali degli agenti della Kelsa, tutti striminziti ad una scrivania in formica, ed accanto un tabellone con sopra impuntinate le formato tessera di dodici moglie di mafiosi noti arrestate nel palermitano per sospetta collusione, dodici fotine malfatte e impietose, ma sormontate dal trionfo dalla scritta composta con lettere adesive, operaz. isola delle femmine, ed allora la ripresa indugia proprio sullo sbrilluccichio delle consonanti e delle vocali fustellate in riflessi dorati, bè ecco, proprio quell'intestazione, il segreto del nome della legge, sì perché io sono quello che da' i nomi alle operazioni di polizia, carabinieri e guardia di finanza. sono il migliore ed i comandi impegnati su ogni fronte, per lustrare l'immagine dei loro successi, vogliono proprio me, mica altri. nessuna operazione di rilievo, in italia, si svolge se prima non l'ho battezzata io. chi si immagina che nel nostro paese la lotta la crimine venga condotta con metodologie investigative risultanti poi nelle più telefilmiche operazioni con sgommate di auto biancazzurre e le squadre che si schierano spianando le armi, siete fuori strada. in italia l'arma più potente contro il fuorileggismo e la più temuta dalla criminalità è la punta della mia bic, mentre nomino il mondo e le sue cose, novello adamo...
specchio specchio del mio reame, cos'è 'st'accalcarsi di brame? s'è inceppato nuovamente il distributore di numeretti per la coda. infatti, gli era del tempo che le señorite facevano anka-kiappa anka-kiappa-lombi a distanza ch'io non potessi abbrancarle. com'è che blatera quel petulante gran traditore fiorentino dell'alighieri: intra due cibi distanti e moventi d'un modo prima si morria di fame che liber'uom l'un recasse ai denti sì si starebbe in agno intra due brame di fieri lupi igualmente temendo; al quale giusto giusto starnazza con quale concordia quell'albione spione del Marlowe finalmente mortammazzato: when two are stript long ere the course begin, we wish that one should lose, the other win; and one especially do we affect of two gold ingots, like in each respect; bè, tanto di scappello a quando si dice la verità poetica colle vu-ppi maiuscole. naturalmente in mezzo c'è l'asino di buridano, ma già sapevi, o specchio infame traduttore di poesia. ò, tu te li faresti orlare i ravioli ripieni da uno che quando scrive lascia tutto quello spazio bianco a destra? allora specchio, bando all'indecisa e sotto con la viulensa, a me la moretta tutta redocillipeppe e a te, mio pensoso riflesso, quella scialba biondina tutta foscola e bemba…
(paradiso IV, 1-6 - - - hero, 169-172)










come un pischello ancora vergine ma col manifesto del che impuntinato sopra al letto, aspiro ingordamente dalle volute che si alzano dalla zolletta di hashish acceso, tossisco e socchiudo gli occhi, mi godo l'alcaloide che frulla in vene e cerebello, poi torno a dedicarmi alle immagini sullo schermo del mio acer (reca, se leggi al contrario, cosa mi reca? cosa mi toglie?): come un adolescente brufoloso sto fotoscioppando una foto di mia moglie per aggiungerci quel po' di porno che agli occhi di un maschio non guasta mai, etc. etc. anzi no, a dirla tutta, sto montanto una bella foto del bel viso di mia moglie sul corpo di giselle bludchen comesechiama quella modella top stronzetta lì, mezza nuda in posa di cavarsi le braghette, con un reggiseno sbilenco che quasi non la copre e la carnagione bronzata, non che non ami mia moglie ma sono solo un essere umano assolutamente privo di dotazione di serietà e volevo vedere che effetto facesse...
dallo stereo canta disperato
l'alternativo statunitense di turno con chitarre elettriche manco piovesse: algorythm on alkaloids...