sono in campagna elettorale per conto dei miei padroni. io lavoro come volontario, non percepisco neanche un indennizzo e vorrei che i miei padroni fossero eletti a grande maggioranza, con un indice di gradimento elevatissimo. vorrei che i miei padroni, attraverso il quasi plebiscito che dovremmo offrire loro, si sentissero ricambiati. vorrei potessero percepire le cure che desideriamo dedicare loro. che realizzassero quanto noi siamo loro grati per gli sforzi da loro compiuti per digrossare le nostre vite, degnificare le nostre esistenze. avrebbero potuto arroccarsi nelle loro torre d'avorio a spartirsi i loro grassi privilegi. lasciarci appena intravvedere la felicità alla quale partecipano. invece hanno messo a rischio la loro medesima beatitudine per la nostra salute, il nostro benestare. mettere a rischio la beatitudine, assoluta, per un benestare, un misero contingente... l'improponibile mancanza di equilibrio di questa proporzionalità è la grandezza numerica e fattuale dei miei padroni, la salacità della loro geniale sregolatezza: loro non fanno una cosa perché non è possibile sottrarsi alla necessità: loro fanno qualcosa solo se ne hanno talento....