vendonsi biglietto da fila n° 6.428 per fila per vedere la santa salma disanto padrepio domenica 25 maggio perché è pure compleanno del santo padrepio. posto bellissimo e comodissimo ce pure il muretto quasi accanto anche se non ti ci puoi sedere però e ci picchia poco il sole (solo da che ce lalba a che ce lo tramonto) e ilche vuole dire che ci entri alla salma di santo padrepio alle ore sei di notte. io non ci posso andare perché ci ho lintervento alla prostatata ma se ci vuole andare qualcheduno me lo fa sapere e se mi paga quanto
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con l'ausilio dell' immagine satellitare dell'europa, indicate con il cursore una nazione comunitaria i cui elettori nella tornata di domenica 13 e lunedì 14 corrente abbiano votato per dotarsi di un governo* moderno, europeo, efficiente, capace e coraggioso:
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* = un governo performante col suo tempo, forse unto ma certo non punto e, quel che più conta, Supergiovane e uno, Supergiovane e due, Supergiovane e tre !!! (e pensate amici: tiene almeno tre I nel nome: Inglesivo, Imprensivo, Internettivo !!!)
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quelli come aristotile che s'ingegnano a calcolare chi imita cosa quando gli esseri umani, i senzienti, si accingono all'arte, alla poesia, alla che sia finzione, al diverso dal vero, etc. etc.
non il caso in cui la realtà entri in competizione con i raggiungimenti della fantasiosa, della facoltà dell'immaginativa, come s'ebbe a dire quando caddero giù un paio di grattacieli a mo' d'esempio a nuova iorca. no, no, nulla che entri nella sfera del nihil mortalibus ardui esse oraziano, quanto alto o quanto lungo. invece, ma solo per dire, quanto possano confondersi i ruoli della realtà e della fantasia, e non per sapienza del senziente autore, delle sue capacità mimetiche, no, no, ma proprio per slittamento dei valori metaforici od allegorici nelle evenienze del caso, la fottuta alea che iacta non sempre est e che più facilmente ci lancia a noi. come dire: il caso in cui una finzione, intesa come finzione, attuata come finzione, è una realta, vera esattamente quanto il vero. il caso di quel cascatore che si procura un incidente ferale (esattamente morte cerebrale) mentre deve eseguire, cioè mimare senza conseguenze, la caduta mortale di un lavoratore sul luogo di lavoro. vedi quì
due attori che dalla sceneggiatura son richiesti di un rapporto sessuale e si mettono a sfotticchiare penetrandosi sul serio, non sono due amanti, sono solo due attori che cercano di fare i fighi ed impressionare la truppa. per quanto stanislavinschicamente un'attrice s'immedesimi al dettato della sceneggiatura, verrà la fine giornata in cui si spoglia si riveste ed oplà è un altra (e non ha importanza chi) e non divide più i destini della creatura interpretata.
ma un cascatore, che durante il turno di lavoro, mimando un lavoratore che muore sul posto di lavoro, s'ammazza, è un lavoratore che muore sul posto di lavoro.
che è poi il senso di una realtà, di una ananche irrefrenabile la quale pretenda il suo tributo anche dal più ludico svago, dalle attività meno indispensabili ottenere il soddisfacimento del più grave dei bisogni (dare vita in pasto alla vita) o è invece il debordare caotico di una finzione senza poetica, presuntuosa sino a sostituirsi all'empiria, trasferendo nel suo cono di irrealtà tutti gli attributi del reale sino alle estreme conseguenze?
io vado a bermi un caffé


...mi chiede un caro amico, quasi un fratello (oddio non glielo auguro essendo che mio fratello carnale s'è appeso al trave sino a morire soffocato), una di quelle belle persone che sanno godersi la vita e la sfidano sempre a bella fronte e col ciuffo pitico, di quelle che non hanno legami che le costringano in un luogo, in una condizione: un amico del quale posso andar fiero, un quarantenne che piace alle donne e alle quali lui sa offrire rispetto e godimento e poi è un artista vero, un dipintore di grandi opere ed un iscultore della pietra ed un facitore delle forme in metalla etc etc, uno che quando ti parla ti fissa bruciante nelle pupille e non si vergogna di mostrare i suoi sentimenti, e poi è amche laureato in psicologia comportamentale e mi chiede:
<<vorrei parlarti fortemente e sapere se sei appagato di quello che ti trovi ad essere e delle cose che ti trovi a fare oggi, perché, se mi permetti, come sai provatamente ti amo eterosessuale e vorrei esserne sicuro per il tuo bene: non è che che tu stia curando la pubblicazione di un blog solo perché non sei soddisfatto della tua presenza attuale nel mondo e cerchi, anche fittiziamente quindi, una partecipazione più importante e più rispondente alle tue aspettative e desideri riducendo però poi i tuoi adempiementi alla compitata virtualità di un stanzetta digitale dalla gestalt onanistica ed autoreferenziale???>>
come sono cari, a volte, gli amici fighi e psicologici ed empatici:
<<cazzarola ********. come mi vedi male: ma certo che sì che curo la pubblicazione di un blogghe solo perché non sono soddisfatto della mia presenza attuale nel mondo e cerco, anche fittiziamente quindi, una partecipazione più importante e più rispondente alle mie aspettative e desideri, riducendo però poi i miei adempiementi alla compitata virtualità di un stanzetta digitale dalla gestalt onanistica ed autoreferenziale!!!>>


l'opinione, per la gente, è una matematica, una scienza esatta. possiamo comprare la gente (oh, quasi tutti amiamo essere comprati poiché ciò significa essere apprezzati, stimati, il che è dire cartellinati con una indicazione del nostro costo, certo, non necessariamente graditi, ma chi nota certe differenze), possiamo sì comprare, ma quandomai convincere, cioè, indurre la gente a cambiare opinione. l'opinione è una matematica e si tirano risultati esatti, opinando a destremmanca. meglio se l'opinione, poi, è proposta in televisione, ben scandita da pubblicità di mutande figofrocie e automobili serpi, tra insalate di diamantipersempre e sciampagna sabato5domenica6: allora, in tanta aleatorietà, in totale configurazione nonsicapisce, prende quel retrogusto di immancabilità, di transustanzialità tipico delle cose sacre, di ciò che nel chiostro dei nostri organi opinatori percepiamo come intangibile, superno. l'opinionista, quello in giacchecravatta che non riesce a star seduto composto, e che capello, e che strilla anziché parlare e non contesta quallo che diciamo ma ci insulta, e che infondo cazzo gliene frega di quello che discutiamo, e lo dimostra, purché possa averci ragione, e ce lo urla contro, bé, ammettiamolo, dimostra di essere, con la sua pontificante opinabilità, colui che sa meglio di più cose
e poi, a fronte della matematicità dell'opinione, quanti pochi sforzi, che nullo studio, ma quale mai competenza sono richiesti. per un qualsiasi diplomino di scienze avventizie dovrete invece arrossarvi gli occhi appresso sussidiari vergati in vernacoli specialistici ed incomprensibili, dovrete forse persino chiedere spiegazioni e chiarimenti a terzi, come ad ammettere che ne sappiano più di voi, ed esporvi al confonto, portare le vostre teorie alla prova dell'empirismo più materialista, cosa è solitamente preludio al fallimento, alla rinuncia, alla perdita di dio persino. mentre una opinione, una qualsiasi opinione, è semplice come prendere un antibiotico, investire qualcuno da ubriachi, dimenticarsi di conferire la differenziata, un'opinione è semplice come sottrarre, piuttosto che aggiungere, non in senso aritmetico, ma come ricevere è meglio che dare. insomma sembrerebbe che l'opinione sia una cosa che quasi venga sù da sé, che quasi emerga sua sponte dal niente indistinto degli in potenza per allievare le sorti degli umani, mentre scende, viene giù con minaccioso rombo, se anche senza sforzo, con apparente ed ingannevole facilità, dal lato dormiente e mostruoso delle nostre avviticchiate ragioni
nell'illustrazione un berlusconisilvio che corteggia uno storace (sullo sfondo dei più triti cascami fascistoidi) o forse un ualterueltroni che corteggia un alfiere del papismo oscurantista, un dirigente finmaccanico (sul predellino di un torpedone) o è invece
forse un tabacci che corteggia un casini (sulle basi del più detrivo democristianesimo d'accatto) o nientemeno un ferrara che corteggia uno simile a sé per sentirsi meno brutto, meno aborrito, meno.. ehm, abortito...
no, sono i vincitori del festival di sanremo, che si istringono ed amplessano sotto la piova
insomma di quelli che della poesia insegnata a scuola rattengono il pio bove, la cavallina storna e la spigolatrice di sapri, roba per lamprede alla lampara
ma, per fortuna, stiamo così rapidamente accelerando la decadenza della pronuncia della lingua usata dall'alighieri nella sua comedia, che non dovremmo essere nella condizione di soffrire a lungo
come quando un cliente, tipo il sindaco della citta di b**** e professore universitario, quello che quindi t'aspetteresti un cervello affilato, che fende la nebbia e compatta rotoballe, che ormai ti conosce da cinque anni e che da quando ti conosce tu non hai mai smesso il cartellino alla tasca della giacca con su il tuo nome, ti chiede: <<giovanotto, me lo ricorda il suo nome così quando mi serve la chiamo correttamente?>> 
o come quando un cliente ti chiede: <<c'è problema se torno tardi???>> e tu rispondi: <<no signore, c'è sempre qualcuno...>> e percepisci che quello comincia ad innervosirsi: <<che sono costretto a tornare presto se no mi lasciate fuori... ???>> e tu un poco incredulo replichi: <<no, signore, ho significato che può rientrare quando vuole, noi siamo qui ventiquattrore al giorno!!!>> e quello quasi paonazzo: <<se state aperti tutto il giorno potevate rimanere un poco aperti anche alla notte per permettere a noi clienti un po' di libertà...>> e tu che deglutisci e cerchi di rimediare: <<signore mio siamo aperti notte e giorno: lei rientri quando desidera...>> mentre quello affonda nella sua psicosi: <<non cerchi di rabbonirmi, sa, io sono stato nei migliori alberghi del mondo e non ho mai incontrato una tale pochezza di servizi...>>