volevo stilare liste di ossimori e d'incontrari, contraddizioni e paradossi, strizzare l'occhio a qualche collega blogghista con un apoftegma ficcante. per la trilionesima volta suscitare la sorpresa chissaccome di riscoprire ogni volta ancora che saperne di più può ulteriormente confondere, anzi, senza dubbio accresce la dubitanza (e scusate il vocabolo dugentista). che la scienza maggiore non spieghi -né accenni- nulla di pacificante, ma inneschi bensì il vero caos nei pensieri degli umani, è empirico. come quando una donna ti fruga nei reconditi e pensi che nulla cambia mai e tutto deve essere reiterato identico identico, affinché si possa continuare: eppure se cedi alla sensazione di quel tocco, ecco, essa potrebbe anche essere l'intensità della primissima volta in quanto a palpito, strozzatura in gola, turgore qua e là.
metatron, senza eccessive impuntature di sintassi, se solo punta un dito, senza neanche parlare, senza altra significazione, allora abramo non sgozza isacco ed il mondo torna come una operazioncina aritmetica... lo strombazzo non apre la via...
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è come quando un conoscente che non incontravi da un poco, incrociato dinanzi all'edicola, vedendoti salutarlo cordialmente sbianca e con voce aspirata ti domanda ma tu non eri morto?
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guardi, oggi come oggi tutta la pietà che posso permettermi di provare per il mondo intero è un otto per mille...
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ringrazio chardonnay per questo altro cristo, ispiratore
con l'ausilio dell' immagine satellitare dell'europa, indicate con il cursore una nazione comunitaria i cui elettori nella tornata di domenica 13 e lunedì 14 corrente abbiano votato per dotarsi di un governo* moderno, europeo, efficiente, capace e coraggioso:
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* = un governo performante col suo tempo, forse unto ma certo non punto e, quel che più conta, Supergiovane e uno, Supergiovane e due, Supergiovane e tre !!! (e pensate amici: tiene almeno tre I nel nome: Inglesivo, Imprensivo, Internettivo !!!)
quelli come aristotile che s'ingegnano a calcolare chi imita cosa quando gli esseri umani, i senzienti, si accingono all'arte, alla poesia, alla che sia finzione, al diverso dal vero, etc. etc.
non il caso in cui la realtà entri in competizione con i raggiungimenti della fantasiosa, della facoltà dell'immaginativa, come s'ebbe a dire quando caddero giù un paio di grattacieli a mo' d'esempio a nuova iorca. no, no, nulla che entri nella sfera del nihil mortalibus ardui esse oraziano, quanto alto o quanto lungo. invece, ma solo per dire, quanto possano confondersi i ruoli della realtà e della fantasia, e non per sapienza del senziente autore, delle sue capacità mimetiche, no, no, ma proprio per slittamento dei valori metaforici od allegorici nelle evenienze del caso, la fottuta alea che iacta non sempre est e che più facilmente ci lancia a noi. come dire: il caso in cui una finzione, intesa come finzione, attuata come finzione, è una realta, vera esattamente quanto il vero. il caso di quel cascatore che si procura un incidente ferale (esattamente morte cerebrale) mentre deve eseguire, cioè mimare senza conseguenze, la caduta mortale di un lavoratore sul luogo di lavoro. vedi quì
due attori che dalla sceneggiatura son richiesti di un rapporto sessuale e si mettono a sfotticchiare penetrandosi sul serio, non sono due amanti, sono solo due attori che cercano di fare i fighi ed impressionare la truppa. per quanto stanislavinschicamente un'attrice s'immedesimi al dettato della sceneggiatura, verrà la fine giornata in cui si spoglia si riveste ed oplà è un altra (e non ha importanza chi) e non divide più i destini della creatura interpretata.
ma un cascatore, che durante il turno di lavoro, mimando un lavoratore che muore sul posto di lavoro, s'ammazza, è un lavoratore che muore sul posto di lavoro.
che è poi il senso di una realtà, di una ananche irrefrenabile la quale pretenda il suo tributo anche dal più ludico svago, dalle attività meno indispensabili ottenere il soddisfacimento del più grave dei bisogni (dare vita in pasto alla vita) o è invece il debordare caotico di una finzione senza poetica, presuntuosa sino a sostituirsi all'empiria, trasferendo nel suo cono di irrealtà tutti gli attributi del reale sino alle estreme conseguenze?
io vado a bermi un caffé
al telegiornale, sui giornali, riportano: "mozzarella di bufala campana con valori di diossina superiori ai limiti consentiti dalla legge".
considerato che la diossina nel latte delle bufale giunge per trafila alimentare, essendo queste bufale nutrite con mangimi provenienti da terreni utilizzati per lo stoccaggio -supponiamolo illegale- di sostanze tossiche, possiamo logicamente dedurre che esista un limite, naturalmente regolato per legge, allo stoccaggio -suppostamente illegale- di sostanze tossiche ed inquinanti sui terreni destinati alla produzione di foraggio

all'improvviso, quasi cadevo dalla poltrona (e sì che ha la seduta bella profonda), ho pensato che possiamo sempre fare qualcosa per cambiare le cose, anche quando non esiste più margine di manovra, potendo almeno lavore su noi stessi, sino all'ultimo dei momenti. ho pensato che non dobbiamo necessariamente attendere che il caso ci ponga in una posizione in cui le nostre pensate o azioni possano cambiare alcunché, in ogni momento possiamo essere noi i fautori dei fattori che innesteranno poi un cambiamento: che non abbiamo queste pulsazioni cardiache perché siamo cellule dormienti in attesa della viremia, ma bensì perché siamo gettati dentro, perché siamo organici all'inarrestabilità, alle forze di marea, ed anche nella coazione a ripetere esistono fasi di rivoluzione. ho pensato che può essere facile mettere in gioco tutto di noi, tutto ciò che siamo e abbiamo, pur di salvare od emendare anche la parte più piccola, la meno influente.
ho pensato, come potrei pensarlo ancora adesso, e non smettere più di ritenerlo inconfutabile, che è possibile e doveroso avere fiducia nelle possibilità di perfezionamento dei nostri tentativi, di quanto in verità possiamo apprendere dalle nostre sconfitte per tramutare la nostra impotenza nell'energia che carburerà il mondo domani. imparare dalla rinuncia alla nostra comoda e fruttuosa ipocrisia -quando non collusione con il corruttore, con colui che inquina, uccide, stupra- per tramutare il nostro disimpegno retribuito di oggi nella costituzione della città futura, anche se questo dovesse costarci tutte le sofferenze che potremo sopportare. poi mi sono accorto che il bicchiere era vuoto, allora mi sono dovuto alzare, raggiungere il frigorifero, tirare fuori dalla ghiacciaia la grappa alle pere williams, riempire il bicchiere sino all'orlo e tornarmene in poltrona, perché l'ubBbriacatura potesse continuare a sollazzarmi meglio che il cinematografo
, come a volte può ed infatti fa
...che raccoglie le carogne delle bestie investite sulla statale. non lo impressionano i corpicini sventrati e sparpagliati, non è preoccupato delle patologie ferine che promanano dei sangui ancora freschi, è fisso sulle corate che a rischio del traffico che già riprende vuole grattare dal fondo sconnesso dell'asfalto. si sente pervaso di una commozione indicibile, gli esseri senza il dono della parola gli gridano il loro addoloratissimo sdegno nella lingua che lui meglio comprende. si sente responsabile di una colpa che percorre tutte le strade battute dall'essere umano, una tribunale lo giudica, un tribunale che si snoda per tonnellate e tonnellate di asfalti, che gli sembrano, ora, solo lo strumento di tortura che un branco di terribili bipedi utilizza per solleticare il suo sadicissimo godimento interiore. crede poter lavare la sua reità con delicati colpi di raschietto, chino sulla statale, mentre canta una melodia incomprensibile, prima dell'alba
COME ERAVAMO:
anni '50. l'italia si divertiva al cinematografo:
MISERIA E NOBILTA'
COME SIAMO:
anni '00. l'italia si diverte in parlamento:
MISERIA E BASTA